
Profonda disillusione. A Cuba parrebbe non vigere altro stato d’animo che questo. Don Efrem Lazzaroni, bergamasco di Cenate Sopra, da dodici anni missionario a Jamal, zona rurale di Baracoa, estremo oriente di Cuba, utilizza anche un’altra parola per descrivere lo stato d’animo della popolazione caraibica: «disincanto». Secondo Lazzaroni: «la gente è molto disincantata» e non sa davvero «fino a che punto si possa continuare a credere ancora alla rivoluzione» o, invece, aspetta solo di sapere quale sia il momento in cui non ce la farà più. Un disincanto che sembra andar di pari passo con le criticità materiali che sta affrontando Cuba. Da una parte c’è «la mitizzazione dell’emigrazione da Cuba». Molti pensano che «uscendo dall’isola tutto si risolva», al contrario «come dico spesso a molti», sostiene don Efrem, «uscire dalla propria ‘zona di comfort’ non sempre dà garanzie di successo: il mondo al di fuori non è facile». Dall’altra vi è un fattore materiale innegabile di difficoltà della vita quotidiana: i guasti alla rete elettrica, ad esempio. Cuba inizia a soffrirne sistematicamente non contando più le ore di mancanza ma di presenza della corrente nelle case e negli edifici pubblici, con tutto quel che comporta. La vita di tutti i giorni ne risente, lo spirito ancor di più: «le persone sembra che abbiano perso il sorriso» e vadano avanti «alla giornata».
Una minaccia che ritorna
«Cuba fallirà molto presto». Ne è sicuro Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, che ha pronunciato questa frase in una conferenza stampa martedì 27 gennaio [2025]. Dall’aprile 1961 i cubani aspettano un’altra invasione degli Stati Uniti d’America che, un tempo, si pensava fosse imminente, da quando si tentò (senza successo) il rovesciamento manu armata del governo di Fidel Castro. Da quel dì, gli Usa decisero di emarginare l’isola con un embargo totale (economico e sociale). Ma dall’aprile 1961 le cose sono molto cambiate e Cuba sembra non aver più la forza di continuare sul solco del castrismo. La verità è che «la gente dell’isola sta aspettando che gli Usa si facciano avanti per reclamarla da più di sessant’anni», ha sottolineato Don Efrem. Fin dai fatti della Baia dei Porci. D’altra parte gli Usa, stando alle parole di Trump, sembrerebbero aspettare il momento propizio. La recente notizia della cattura di Nicolas Maduro in Venezuela ha mostrato al mondo, dunque soprattutto agli stati non allineati con le politiche statunitensi, fino a che punto può spingersi l’esercito americano. Lo stesso Trump ha chiarito a Davos che il diritto internazionale non serva a molto, perlomeno non a lui: l’argine a quel che è lecito e ingiusto fare è la sua stessa moralità. C’è da ricordare che a Caracas sono morte 32 persone di nazionalità cubana. Erano lì a Miraflores per proteggere la vita di Nicolas Maduro e questo «ha sconvolto profondamente tutta la popolazione», ha dichiarato Don Efrem. «Qui a Cuba le famiglie sono abituate ad avere figli in missione all’estero in ambito medico, educativo o ancora nell’esercito». A seguito di quei fatti: «c’è stato un coinvolgimento forte sul piano emotivo», ha proseguito Don Efrem.
Un’eredità impossibile da rintracciare
Lo spirito del castrismo parrebbe comunque non essere più comune tra la popolazione. Anzi, sembrerebbe esserci una spaccatura generazionale tra chi ha vissuto pur una lontana eco di quel periodo e chi, al momento, non vede altro che disagio. «Nell’ultimo decennio la differenza tra classi sociali è più evidente», ha chiarito don Efrem. «L’equità era uniforme nella condizione generale dell’economia cubana, l’apertura dell’economia a soggetti privati ha fatto bene» ma ha anche segnato una presenza più marcata di differenze di classe sociale. «Il cubano si è aperto al mondo – ha dichiarato Lazzaroni – ma questo fattore non ha fatto altro che acuire le contraddizioni già presenti». Il collegamento libero ad internet, ormai una realtà nell’isola, ha contribuito a dividere le generazioni». Un esempio? «I giovani, perlomeno nel mio piccolo “osservatorio” a sud di Baracoa, trascorrono il giorno vedendo e creando contenuti digitali che, spesso, fruttano loro anche dei soldi», mentre i più anziani «sono intenti e dediti alla cura dei campi e a cercare di portare avanti una economia di sussistenza» sempre più messa a repentaglio a causa della situazione economica dell’isola. Il cambio di regime è la soluzione a cui aspirerebbe Trump per Cuba, che sogna il ritorno del protettorato, magari a guida Marco Rubio. Nessuno ha interpellato davvero la popolazione a riguardo. Neanche stavolta.
Articolo pubblicato su «L’Eco di Bergamo» il 9.2.26