«La più forte» a La Paz

«Ama sua, ama llulla, ama qhella».
(Non rubare, non mentire, non essere pigro)

Ultima fotografia della squadra in campo a Santa Cruz a poche ore dall’imbarco fatale. In piedi: Marchetti, Porta, Cáceres, Flores, Franco e Arrigó. In ginocchio: Díaz, Flores, Tapia, Alcázar e Durán.
Fonte: Historia del futbol boliviano

L’anno scorso insieme a Fabio Belli abbiamo pubblicato, per Rogas Edizioni, un libricino dal titolo La più forte – The Strongest e storie del calcio in Bolivia.
Scrivere La più forte si è trasformato in un (altro) viaggio in Bolivia: calcisticamente affascinante ma anche drammaticamente poco battuta e, spesso, isolata o relegata ai luoghi comuni dell’altitudine e delle conseguenti vittorie. Scrivendo di Strongest sono naturalmente entrato in contatto con Oswaldo Calatayud, uno stronguista fino al midollo, che vive la sua passione giallonera promuovendo una biblioteca e una casa editrice dedicata al mondo del club The Strongest. Oswaldo è una di quelle persone che vorresti incontrare una volta atterrato dall’altra parte del mondo. Non ci siamo mai visti di persona, se non tramite applicazioni di videochiamata, eppure intratteniamo da due anni un felice scambio su La più forte e sulle pubblicazioni della Biblioteca Stronguista.
Per mezzo di don Riccardo Giavarini, sono riuscito a far arrivare due copie di La più forte e lui, senza avermi detto nulla, si è incaricato di far avere una copia a Carlos Mesa Gisbert, ex Presidente della Bolivia e vicepresidente del club Always Ready di El Alto.
C’è anche la voce di Mesa Gisbert nel libro, in effetti.

Oswaldo Calatayud che dona la copia di «La più forte» all’ex Presidente della Bolivia Carlos Mesa Gisbert.

Già che c’era, Oswaldo se lo è anche portato con sé ad una trasmissione in cui è stato invitato a parlare della sconfitta subita dalla squadra in occasione della Copa Libertadores contro la squadra di Tàchira (Venezuela).

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La storia della Strongest è davvero pienamente e autenticamente boliviana. Nasce all’alba del secolo passato e attraversa tutte le fasi, tra le più convulse, vissute da uno dei paesi al mondo che annovera il dato di maggior numero di colpi di stato fra tentati e riusciti. Una squadra che ha attraversato rivoluzioni e involuzioni, narcodittature e militari al potere. Ha attraversato guerre ed è riuscita a uscirne con lo spirito intatto. Anzi, è proprio a partire dalla Guerra del Chaco, dimenticata dall’Occidente, che l’immaginario stronguista e boliviano affonda le proprie radici. In una guerra che la Bolivia ha rovinosamente perduto, l’unico caso di una netta vittoria è stata quella della trincea che ha poi preso il nome di Cañada Strongest: il “grito sagrado” pronunciato in aymara «kalatakaya warikasaya» risuonava così forte che tutto il paese vi si aggrappò con tutte le sue forze. In quel grido il paese vi ha trovato la forza per poter continuare a costruire un domani che potesse contemplare la vita delle generazioni future. Così, passo dopo passo, lo stronguista è passato ad essere paceño y liberal (ad inizio secolo) fino a rappresentare l’anima più profonda di La Paz e della Bolivia (a metà Novecento).

Grazie a tutte e tutti coloro che decideranno di prendersi del tempo per leggero,
grazie a tutte e tutti coloro che decideranno di sostenere il progetto de La più forte.

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