Il 5 maggio

Il 5 maggio cadono due ricorrenze: morte di Napoleone Bonaparte, nascita di Karl Marx.
Due lati della barricata, due opposti.

Ricordarli come si deve è obbligatorio.

«I filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in diversi modi. Ora si tratta di trasformarlo»

Ricordare, si fa per dire, il primo è bene farlo attraverso le parole di Lev Trotskij nella sua analisi del bonapartismo. Nel bene o nel male, Bonaparte ha spaccato la storia: dalla sua dipartita in poi si utilizzerà la categoria politica che prima veniva citata in corsivo: il bonapartismo. Cioè governare personalisticamente, autoritariamente, mantenendo la facciata del consenso popolare tramite plebisciti. Tagliando – forse troppo – con l’accetta la definizione.

«La sciabola, di per sé, non ha un programma indipendente. È lo strumento dell’ “ordine”. Si fa appello ad essa per conservare ciò che esiste. Elevandosi politicamente al di sopra delle classi, il bonapartismo è sempre stato e resta, da un punto di vista sociale, il governo del settore più forte e più solido degli sfruttatori. Di conseguenza, il bonapartismo attuale non può essere niente altro che il governo del capitale finanziario che dirige, ispira e corrompe i vertici della burocrazia, della polizia, dell’esercito e della stampa».

 

Autore: marco

Torremaurense di nascita, dal 2024 in pianta stabile in Val Seriana. Sono insegnante alla scuola secondaria di secondo grado e giornalista per «L'Eco di Bergamo» e «L'Atlante». Ho scritto con Fabio Belli, per Rogas edizioni, «Calcio e Martello. Storie e uomini del calcio socialista», «La Repubblica nel pallone», «C’eravamo tanto a(r)mati». Il 9 giugno '25 è uscito «La più forte - The Strongest e altre storie di calcio in Bolvia» (sempre per Rogas, sempre scritto con Fabio Belli).

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